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Auto presentazione per la mostra antologica di Marzio Tinti, che si tiene su internet dal Giugno 2003 al December 2010.
Il cammino percorso per arrivare a queste mie ultime opere, ebbero inizio ancor prima della mia adolescenza; consapevole dell'evoluzione storica dell'arte, partii così dai classici. Fu così che iniziai a studiare disegno presso un bottega di restauro di Lucca. Pensai subito ad esprimere dei contenuti interiori, piuttosto che raccontare scenograficamente. Prima di entrare nell'impressionismo, volli liberarmi dai residui accademici e cercai di partire dal primitivo, col suo magico, privo di condizionamenti inculcati dall'evoluzione. Ritengo, infatti, che sia meglio fare un lavoro contenutistico piuttosto che descrittivo, evitando di cadere nella solita narrativa, senza sfuggire per questo dalla storia in continuo movimento. Nel lontano 1964 esibii le mie opere alla gallery"La Lonza" a Trieste. Fu così, che avvenne il mio primo esordio e mi presentai con dei quadri post-cubisti; in seguito venne fuori la mia vera natura,"il surrealismo", che ebbe origine da uno spazialismo espressionista. Fu in questo periodo che esposi alla gallery" Schettini", a Milano nel 1972. Facevo pittura astratta quando riesposi nel medesimo luogo d'arte nel capoluogo lombardo, nel 1974. Nel 1974/1975 mi spogliai di tutti i colori vivaci e tornai alla mia vera natura il "surrealismo",questa volta introspettivo, attingendo anche dall'inconscio e da un vissuto evolutivo. Nel 1976 e nel 1979 esposi alla gallery " Del Naviglio", di Renato Cardazzo a Milano, presentandomi in queste importanti mostre che segnarono il mio cammino di artista soprattutto con una pittura rinnovata. Già nel 1974 facevo bassorilievo; evidentemente sentivo l'esigenza scultorea. La dimostrazione di questa mia asserzione, si vede dagli schizzi disegnati da me, molti anni orsono e messi a disposizione dei visitatori del sito, in questa esposizione. Nel 1995 ho cominciato ad uscire fuori il quadro e nel 1997 esposi alla fortezza di Montalcino (Si). In questa mostra su Internet, ho cercato di proseguire il mio discorso iniziato nel 1974 nell'unica città Italiana che possa ritenersi europea e internazionale, Milano. So bene che molti si sono espressi nel dire che " quasi tutto è stato detto" in questo secolo e quindi c'è poco di nuovo da esprimere. L'essere umano è un'entità unica e sicuramente, nel proprio inconscio e conscio, possiede dei valori ancora da scoprire: questa è la mia personale convinzione e spero non solo mia. Credo che ci sia ancora lo spazio per innovazioni, visto la natura umana si è sempre evoluta nonostante le contraddizioni che a volte si sono venute a creare in questi millenni. Per una generazione intera sono rimasto fuori il giro delle gallery d'arte, ma la mia assenza dalle scene culturali non mi ha fatto smettere le possibilità di ricerca e nuove espressioni artistiche. Credo di avere raffinato la mia creatività, ed è quello che conta e, penso di non avere subito l'influenza dei giri speculativi. Un artista, quando si pone davanti alla sua opera per fare arte, porta seco tutta l'evoluzione genetica e anche quella acquisita storicamente. Grazie alla reminiscenza non lo fa lavorare mai in solitudine e fa suo quanto acquisito; aggiungendo un altro mattone alla costruzione dell'evoluzione della specie umana. La mia natura è un po' steofita e, finché questa sarà la mia convinzione, lotterò per le mie idee. Questo avviene da sempre, per come è conformato il mio modo di essere, e spero di mantenere la medesima caratteristica anche per il futuro. Per la prima volta espongo su internet, questo é un modo moderno per farsi conoscere e venire a sapere di altre idee e da la possibilità di collegarsi in tutto il mondo. Credo che per capire l'arte sia necessario conoscere il percorso storico dall'epoca della pietra al periodo contemporaneo. Gli uomini primitivi, non conoscendo il disegno facevano dei geroglifici, tanto è vero che si sono trovate delle testimonianze dove vissero i primi uomini. Col passare del tempo dai segni passarono al disegno e raffigurarono quello che avevano visto o quello che gli sembrò di avere capito e visto, e fu che dai segni passarono alla grafica. Si arrivò al periodo paleolitico, dove, dato che l'uomo ebbe scoperto gli utensili, si cominciò ad incidere il legno e usare anche le terre per fare le pitture. Il miglioramento fu lento ma progressivo e ci fu un'evoluzione nell'espressione. La storia, andò avanti e si arrivò al Medio evo, poi al Rinascimento e, grazie al Brunelleschi ed il sommo Leonardo da Vinci, si raggiunse la conoscenza prospettica e delle proporzioni. Dopo il Rinascimento si entrò in un decadimento profondo, giacché la figurazione era espressa con super decorazioni; ma con l'avvento dell'impressionismo l'arte riuscì anche a dare un'impressione di sensazioni molteplici. Cezanne cominciò ad entrare dentro i contenuti ed ecco il (post cubismo); credo che quel periodo fu un momento importante, dato che si volevano esprimere valori intimi, anziché valori esteriori, e si entrò così nell'arte moderna. P.Picasso capì il mutamento di Cezanne e fu così che sorse in seguito il cubismo facendo entrare l'arte nel modernismo. Prima si cercava la perfezione della forma, mentre adesso é divenuto importante esprimere dei contenuti intimi attingendo anche dall'inconscio. Voglio aggiungere anche che gli antichi Greci studiavano i valori interiori, mentre oggi si ricercano i valori esteriori e tutto questo andava bene fino a quando le nuove tecnologie cominciarono a condizionare il pensiero e il gusto estetico; come gli status symbol e sex symbol con la musica di sfondo, tutto questo per raggiungere lo scopo della speculazione per fare guadagnare i big dell'industria del potere reggente. La televisione è stata una grossa scoperta, come del resto la scissione dell'atomo. Chi ha fatto le suddette scoperte, non pensava che le invenzioni fossero impiegate come mezzo di distruzione; non si sognava neanche lontanamente che la televisione arrivasse a condizionare le persone creandogli una distorsione della realtà, mutando il concetto estetico dell'arte e del pensiero permettendo la formazione di un'io artificiale. Quando osserviamo in certi luoghi d'arte opere rappresentanti oggetti di consumo o oggetti di arredamento derivato dal condizionamento dei mezzi d'informazione, non ci troviamo davanti ad un opera d'arte, ma ad un surrogato del mezzo d'informazione, le opere sono arrivate lì solo perché gli stessi esperti che le hanno scelte sono rimasti plagiati dai mercati o dal relativo mercante che ha interessi sul mercato. Non credo che l'arte sia morta come dicono certi storici dell'arte, perché finché l'essere umano avrà dei contenuti interiori da esprimere, l'arte non correrà il rischio di morire. L'artista deve avere risolto il proprio "io interiore" per esprimere il contenuto intimo. Chi risolve l'Io interiore, s'illumina, mentre chi non lo risolve brancola nel buio. Sono Artista, pittore, scultore, grafico, incisore, restauratore, doratore, poeta scrittore.I maestri per la mia formazione artistica sono stati i seguenti: i primitivi, Bosch, Brueghel, Filippo Brunelleschi, Masaccio, Leonardo Da Vinci, Michelangelo Buonarroti, Bramante , Mantegna, Sandro Botticelli, Van Gogh, P. Cezanne, P. Picasso, Kandinsky, klee del P., J.Mirò, Jackson Pollock ecc. Ho letto e studiato il pensiero di : Talete, pensiero di Socrate scritto da Platone, Platone, Aristotele, Ippocrate, Niccolò Macchiavelli Leonardo Da Vinci, Galilei Galileo, Immanuel Kant, Arthur Schopenhauer, Nietzsche, Mesmer, Puységur, Sigmund Freud, Albert Einstein, Bertrand Russell, ecc. Ho letto più di 3000 libri ed ho trascurato di leggere certi romanzi , perchè ognuno di noi ha da raccontare la sua storia; ho letto più che altro sui concetti universali.
Già nel 1974 facevo bassorilievo; evidentemente sentivo l'esigenza scultorea. Il mio desiderio era uscire fuori della tela per invadere l'ambiente circostante ed aggiungere così alla pittura anche la materia, che è stata sempre la mia aspirazione. Esistano degli pseudointellettuali che si atteggiano a fare i diversi, i quali dicano di lavorare in équipe come nel campo scientifico per uniformarsi alla collettività, ma così facendo l'artista perde la sua individualità creativa e diviene irrimediabilmente parte di un programma collettivistico. Un vero artista non dovrebbe atteggiarsi a fare l'intellettuale con barbe patriarcali o stravaganze esibizionistiche, perché egli E'. Voglio sperare di essere riuscito a spiegare il mio modo di rappresentare la (mia arte) e ringrazio le persone che gentilmente hanno visto questa mostra su INTERNET.
Marzio Tinti.